Nel profondo nord-ovest del Pacifico, si producono spumanti eleganti e audaci, pronti a sfidare lo champagne e a conquistare il mercato delle bollicine. Benvenuti in Oregon.
La prima domanda, legittima, soprattutto se si parla di vini spumanti, è dove si trova l’Oregon. Non è Europa, non è California, non è un nome che compare spesso nelle mappe delle bollicine. Eppure, è lì, ben piantato nel nord-ovest degli Stati Uniti, affacciato sul Pacifico e temprato da un clima che non concede scorciatoie: estati brevi, notti fredde, piogge misurate e una costante ossessione per l’equilibrio. Benvenuti nel Paese delle bollicine Made in USA, qui dove il Metodo Champenoise lascia spazio al “Method Oregon”.
In Oregon tutto comincia dall’acidità, come è giusto che sia. Quella naturale, però, che nasce da estati temperate e notti fredde, da cieli instabili e vigne abituate a non rilassarsi troppo. Per anni è stata considerata una dote ideale per i vini fermi, soprattutto per quelli che amano la precisione più della potenza. Poi qualcuno ha iniziato a guardarla con occhi diversi – facendo due conti tra pH, maturità e tempi di vendemmia – e ha capito che quella tensione era l’inizio perfetto per una presa di spuma. Non un colpo di genio improvviso, ma una scelta lenta, ragionata, come spesso solo la pragmaticità americana sa fare. Perché qui il Metodo Classico non nasce per ambizione, ma per coerenza. E per una virtù che in Oregon abbonda quanto la pioggia: la pazienza.
Oltre il California Dreamin’
La reputazione dell'Oregon per Pinot Nero e Chardonnay di livello mondiale si è naturalmente evoluta in uno dei movimenti spumanti più entusiasmanti del Paese. Sebbene la sua produzione annua di circa 150.000 casse sia modesta rispetto a quella della California, l'Oregon si colloca ora al terzo posto a livello nazionale nella produzione di spumanti e al primo posto in molti circoli orientati alla qualità: la viticoltura a clima fresco, i terroir influenzati dal mare e l'impegno per il tradizionale Metodo Champenoise, che qui chiamano “metodo Oregon”, guidano la produzione di spumanti. Il risultato è una gamma diversificata di vini che combinano finezza, intensità e una straordinaria espressione del territorio. Seppure il Pinot Nero rappresenti il 69% delle piantagioni della valle, qui trovano posto anche altre varietà nobili della Champagne: Chardonnay, Pinot Meunier, Pinot Bianco e Pinot Grigio. Il clima freddo costiero-montano crea le condizioni ideali per l'acidità pungente dello spumante, mentre il terroir e la luce del sole ne esaltano il sapore. Oltre 100 aziende vinicole producono spumanti qui, alcune con grande successo. Le bollicine della regione hanno attratto investitori di alto profilo, tra cui la Maison di champagne Bollinger, che ha acquistato Ponzi Vineyards nel 2021, e CJ McCollum dei Portland Trail Blazers, la cui etichetta include un Blanc de Blancs brillante e lineare. Dall’estate del 2025 esiste anche un festival dedicato al Metodo Classico, Method Oregon, che si svolgerà quest’anno a luglio. Una manifestazione che si unisce al lavoro di alcuni visionari pronti a rappresentare la migliore regione spumantistica delle Americhe.
La valle del Pinot Nero
Tutto comincia nella Willamette Valley, un mosaico di colline, venti e suoli che non amano gli eccessi. Centrata attorno al fiume omonimo, si estende da Portland, a nord, fino a Eugene, a sud, ed è delimitata, a est, dalle Cascade Mountains e, a ovest, dalla Oregon Coast Range. È il regno del Pinot Noir, certo, ma anche il luogo ideale per uve che sanno aspettare. La storia vuole che Argyle Winery abbia acceso la miccia nel 1987, quando parlare di spumanti Metodo Classico in Oregon sembrava più un atto di fede che un piano industriale. Oggi Argyle è un punto fermo: bollicine precise, profonde, costruite con metodo e memoria. Una di quelle cantine che non alzano la voce, ma quando parlano tutti ascoltano. Ancora oggi.










Le cantine che stanno facendo storia
Intorno, però, è cresciuta una piccola costellazione. Domaine Willamette, con il suo approccio elegante e contemporaneo, ha dimostrato che il Metodo Classico può essere anche architettura, visione, accoglienza. Lytle-Barnett lavora di sottrazione e silenzio, lasciando che siano le bolle a raccontare note di agrumi, mela verde e pane appena sfornato. I giovani Jeanne e Dan, di Corollary Wines, con i loro 23 ettari sulle Eola-Amity Hills, giocano, invece, sul filo della tensione: Blanc de Blancs asciutti, vibranti, che sembrano camminare in equilibrio su una lama di freschezza. Anche la Soter Vineyards, seppure più grande e strutturata, coltiva con metodi biodinamici certificati, riduce gli sprechi energetici e idrici, e offre esperienze di degustazione nella loro tenuta a Mineral Springs Ranch, vicino a Carlton.
E poi c’è Pashey, che porta nelle bollicine un’anima quasi artistica: produzioni minuscole, precisione chirurgica, vini che non cercano consenso ma attenzione. Non sono spumanti da folla, sono spumanti da conversazione. A rendere possibile questa scena c’è anche un dietro le quinte fondamentale: Radiant Sparkling Wine Company, una sorta di officina delle bollicine, che offre competenze, attrezzature e supporto a chi vuole cimentarsi con la rifermentazione in bottiglia senza reinventare ogni volta la ruota. È grazie a questa infrastruttura condivisa se oggi l’Oregon può permettersi una pluralità di stili senza perdere coerenza.
Tu vo’ fa’ l’americano
Tra gli spumanti prodotti in Oregon spunta anche un’azienda italiana, un gruppo che ha fatto del Pinot Grigio una delle etichette più vendute in tutti gli Stati Uniti. Nel 2024 il vino dell’anno, per “Wine Enthusiast”, è stato un americano, ma parlava italiano, visto che il RMS Brut Delayed Disgorgement 10-Year Sparkling 2013 è prodotto da Roco Winery, una delle cantine più prestigiose dell’Oregon, acquisita, nel 2022, dal gruppo Santa Margherita, polo enoico della famiglia Marzotto, attraverso il suo ramo operativo in America, Santa Margherita Usa.
Una nuova grammatica dello spumante
Oltre al produttore, il risultato ottenuto è oggi una nuova grammatica dello spumante americano: meno muscoli, più passo felpato. Profumi netti, bolle sottili, una freschezza che non stanca e una personalità spiccata. Vini, che arrivano silenziosi, sprigionano le note giuste nel calice e ricordano che la serietà non deve per forza avere il naso all’insù. Certo, le maison di champagne potrebbero storcere il naso o non curarsene affatto, ma mentre loro discutono di terroir e tradizione, gli oregoniani continuano a stappare bottiglie e strappare sorrisi al consumatore. Potrebbero non vincere una guerra di etichette… ma nel mercato delle bollicine, hanno già iniziato a fare il botto.
