È un idioma inglese che significa “non fa per me”. Probabilmente la stessa reazione che avremmo davanti a un calice di vino frizzante aromatizzato al tè. Eppure, è proprio questa la nuova frontiera del bere, che arriva dalla Cina ed è pronta a conquistare l’Occidente.
Nel grande dibattito sui vini a basso contenuto di alcol, dall’altra parte del mondo, in Cina, esiste già una nuova frontiera del bere: il vino aromatizzato al tè. I puristi sbiancano, ma i sommelier stanno cercando nuove parole e il consumatore moderno, giovane e asiatico, li beve di gran gusto. È il trionfo dell’ibrido, del né bianco né rosso, né Earl Grey né Chardonnay, ma felicemente entrambi. In un’epoca in cui tutto deve raccontare una storia, meglio se low o no alcol, questo vino ne racconta due contemporaneamente, con un leggero accento zen. Profuma di foglie, promette relax, ma poi resta pur sempre un vino frizzante e la meditazione può attendere. A tavola divide le conversazioni: c’è chi lo chiama “genialità liquida” e chi “tradimento in bottiglia”. Ma ormai ci siamo abituati. E come ogni tendenza che si rispetti, si versa, si assaggia e, ironia della sorte, funziona.
La nuova dinastia di produttori cinesi
A produrlo, senza destare sorpresa, è, appunto, la Cina, dove il tè è la bevanda più antica del mondo. Cantine vinicole, birrifici e persino giganti della vendita al dettaglio stanno miscelando infusi di tè a vino e birra, aprendo una nuova strada verso il cuore dei giovani consumatori (e i loro portafogli). La Dynasty Fine Wines Group, quotata a Hong Kong, è stata una delle prime grandi aziende a lanciarsi sul mercato. Sua la linea Hi-Tea Wines, che comprende quattro vini spumanti aromatizzati al gelsomino, pu’er, oolong e maojian. Ognuno di essi è prodotto con una base di vino bianco, infuso – a freddo – alle foglie per catturare i delicati aromi del tè, che vanno a bilanciarsi alle note fruttate del vino.
Simbolo del nuovo chic cinese
Per la linea di vino al tè del gruppo Dynasty Fine Wines, le tradizionali bottiglie da 0,75 l sono state abbandonate e sostituite da altre più simili a quelle della birra, con tappi a strappo ed etichette audaci e giocose. Per promuoverle l’azienda ha persino arruolato la cantante Meng Jia, una pop star emergente, come prima ambasciatrice del marchio. “Il tè incarna eleganza e sobrietà: è un simbolo del “nuovo chic cinese”, che trova riscontro tra i giovani consumatori”, fanno sapere dall’azienda. Un’altra quota di questo mercato appartiene a un altro colosso del settore cinese, Changyu Pioneer Wine Co., che produce un vino con infusione di tè al gelsomino, simile a quello lanciato dalla Freshippo (Hema), la divisione del colosso di vendite online Alibaba, specializzata nella vendita al dettaglio istantanea, che ha recentemente lanciato un nuovo marchio chiamato Tián Fāng, che comprende un tè bianco al gelsomino semi-dolce infuso al prezzo di 78 yuan cinesi (11 dollari).









Chardonnay, il pét-nat del giovane “Johnny” Liu
Da una parte le grandi società quotate alla Borsa di Hong Kong, dall’altra i piccoli produttori, come Jianjun “Johnny” Liu, che ha fondato Lingering Clouds, una cantina situata ai piedi dei Monti Helan Orientali, nel Ningxia – la regione vinicola più rinomata della Cina. Qui si trovano anche realtà come Lux Regis e Heyu, che anche loro producono vino al tè. Se la concorrenza aumenta, bisogna trovare una formula per distinguersi e imporsi. Johnny Liu ha, allora, pensato di puntare sul marketing, ideando la serieChardonnay, un gioco di parole spiritoso (e riuscito) tra la parola cinese per tè, Chá, e il vitigno Chardonnay, un pét-nat aromatizzato al gelsomino, oolong e Longjing. Il giovane produttore di vini naturali aggiunge bustine di tè nelle vasche di fermentazione a freddo assieme allo Chardonnay, all’incirca un mese, fino ad ottenere il risultato desiderato.
Le foglie di tè come traino per il vino
La Lux Regis ha, invece, intrapreso una strada leggermente diversa, mescolando miele e foglie di tè nel suo Honey Tea Wine. “Il vino nasce dalla frutta, il tè dalle foglie: entrambe sono bevande a base di tannini, quindi si sposano alla perfezione” ha affermato Feng Qing, proprietario dell’azienda. “Quando abbiamo effettuato i test di mercato, il livello di apprezzamento è stato elevato, quindi siamo passati direttamente alla produzione di massa”.
Per la Heyu Winery, la sperimentazione è ancora in corso. “Il tè è una delle bevande più familiari ai consumatori cinesi”, ha affermato il direttore generale Sun Yuncong. “Tutti conoscono il gelsomino o il Longjing grazie ai marchi di tè, e questo rende il vino più accessibile”. Sun ha aggiunto che il vino al tè si adatta perfettamente al loro modello “vino + turismo”, che combina la narrazione culturale con l’esperienza locale.
L’apripista è la birra al tè
Tra le bollicine, c’è anche chi produce birra al tè, come la Kingstar di Henan, anzi, il primo esperimento di successo non è arrivato dalle aziende vinicole, ma proprio dai birrifici. Nell’agosto 2024, la Henan Kingstar Beer ha lanciato la birra artigianale in stile cinese Xinyang Maojian, che ha venduto sei tonnellate nel suo primo giorno di diretta streaming, raggiungendo il primo posto nella categoria birre. A breve, son seguite le birre al tè a base di Longjing del Lago Occidentale e gelsomino. Il successo di Kingstar ha innescato un’ondata di imitazioni, complici i social media. Brevi video sulla birra al tè hanno raggiunto oltre 30 milioni di visualizzazioni, mentre la piattaforma lifestyle Xiaohongshu ha pubblicato più di 30.000 post su quale birra al tè sia la più buona. E i giovani con un click la ordinano senza pensarci troppo.
La risposta europea è no alcol
In Europa, una delle pochissime realtà che ha individuato nella tendenza del vino infuso al tè un’opportunità di business, è Chazánte, “dal termine cinese ‘Cha’ (tè), simbolo di tradizione ed eleganza, unito a ‘zante’, dall’italiano ‘frizzante’, per riflettere modernità e freschezza”, raccontano i titolari, quattro giovani amici che lavorano nella Renania-Palatinato, tra le regioni vinicole più rinomate della Germania. La gamma comprende tre tè frizzanti dal carattere deciso: lo speziato Sencha Épicé, il fruttato Oolong Orange e il più corposo Imperial Grey. Tutti i prodotti, all’aspetto, sembrano bottiglie di vino, ma non lo sono: il contenuto si versa nei calici, ha un colore che ricorda un prosecco, si degusta in abbinamento. “Ogni miscela utilizza i tè più pregiati provenienti dalle migliori regioni di coltivazione del mondo e sprigiona i suoi aromi complessi attraverso 24 ore di infusione a freddo. Non usiamo aromi o spezie artificiali, ci affidiamo interamente al potere del tè”.
Non distante, in Danimarca, il Copenaghen Sparkling Tea con le tre referenze di bollicine analcoliche Bla, Lyserod e Lysegron, nasce invece dall’intuizione del sommelier pluripremiato Jacob Kocemba. L’idea prende forma nel 2010, quando Kocemba, alla ricerca dell’abbinamento perfetto per un dessert al ristorante Herman, stella Michelin di Copenhagen, scopre che nessuno dei 1.700 vini in cantina è all’altezza. La soluzione arriva dal tè. Oggi Copenaghen Sparkling Tea è servito in oltre 100 ristoranti stellati Michelin nel mondo ed è distribuito in più di 50 paesi, tra cui l’Italia. Jancis Robinson, tra le critiche di vino più influenti al mondo, li definisce “spectacularly good”, “tra le migliori bevande no/low alcohol che abbia mai assaggiato”.
It’s (sparkling) tea time
Da una parte, dunque, il tè, che non conosce crisi, dall’altra il vino tradizionale, che invece questa crisi la sta vivendo da Oriente a Occidente. Secondo l’Istituto di Ricerca sul Tè cinese, facente capo all’Accademia Cinese delle Scienze Agrarie, il consumo nazionale di tè ha raggiunto quasi 3 milioni di tonnellate nel 2025, per un valore di oltre 320 miliardi di yuan cinesi (oltre 45 miliardi di dollari). Nel comparto vino a crescere è solo quello a basso contenuto alcolico, così le bevande a base di vino e tè da pochi anni stanno occupando intere corsie nei supermercati e nei minimarket cinesi. In Italia e nel resto d’Europa non si conoscono, ma le nuove abitudini dei giovani consumatori ne lasciano immaginare un arrivo massiccio anche sui nostri scaffali. E magari sarà proprio l’Inghilterra ad accogliere la sfida, scegliendo di stappare uno Chardonnay all’ora del tea-time, che abbinerà a un bao, al posto degli shortbread, per buona pace della Royal Family. E di tutti noi.
