Ga.beer è il birrificio più alto d’Europa: si trova a 2.050 mt nella Val di Fanes, dove l’aria è sottile, l’acqua arriva dalle sorgenti alpine e le idee fermentano benissimo.
Ungheria, luppolo, Dolomiti, sono le tre parole chiave di questa storia, che parte dal nord-est europeo, raggiunge un paradiso per escursionisti, scialpinisti e amanti della natura, circondato dalle cime più belle del mondo, e mette le radici nella tradizione locale e di una famiglia che qui vive da generazioni. Al Rifugio Lavarella, che si trova da oltre 100 anni nella Val di Fanes, Gábor, di origini ungheresi, e sua moglie Anna Fichtner producono una birra che sfida le leggi di gravità. Nel sotterraneo, accanto alla ski room, c’è una stanzetta con soli quattro serbatoi e diversi sacchi di malto impilati nell’anticamera. È Ga.beer, il birrificio più alto d’Europa: oltre duemila metri sul livello del mare, dove l’aria è sottile, l’acqua arriva purissima dalle sorgenti alpine e le idee fermentano benissimo. Per ordinare un boccale di birra bisogna, però, percorrere a piedi un sentiero con 500 e passa metri di dislivello. Si parte dal Rifugio Pederù (1.548 m), raggiungibile in auto da San Vigilio, poi addio mezzi di locomozione. Ciaspole o sci d’alpinismo in spalla (in caso di neve), in alternativa bastoncini e scarponcini da trekking, o bici, per due ore e mezza di camminata in salita, senza pit stop per un selfie o per altre “urgenze” fisiologiche. Perché la Ga.beer non si distribuisce, non si imbottiglia, si conquista.
Fantastic 4: Lager, Weizen, Bock, IPA

“Mio marito ha sempre avuto la passione per la birra, all’inizio la produceva per sé. Poi, dopo una ghiacciata, abbiamo dovuto cambiare tutte le tubature e da quel momento, dopo accurate analisi, l’acqua era la migliore per produrre una grande birra delle Alpi” spiega Anna, citando il marito. A inizio 2019 viene spillata la prima birra “seria” e nel 2022 arriva un impianto da 500 litri a cotta, che permette alla coppia di aumentare la capacità produttiva fino ai circa 150 ettolitri l’anno di adesso. Attualmente le birre prodotte sono cinque: una Lager non filtrata in stile helles/pils, una scura, una Weizen di frumento, una bock (più invernale) più una IPA (India Pale Ale), più amara e profumata, fatta con il luppolo coltivato dalla stessa famiglia di Anna. Gli altri ingredienti seguono una filiera tracciabile. “Il malto e l’orzo arrivano dalla Germania, il lievito e il luppolo (escluso quello della IPA) dal Veneto e dall’Alto Adige”. Il tutto nel rispetto del Reinheitsgebot, la legge tedesca della purezza, che consente l’uso solo di acqua, malto, luppolo e lievito. Il nome della birra è, come si intuisce, legata al nome di Gábor. “Dopo una serata con amici è uscita l’esclamazione ‘Gábeer and stay here’, che è ancora il claim attuale!” spiega la titolare.
In degustazione o in abbinamento

Chi si ferma al rifugio, sa che un boccale è la giusta ricompensa per la fatica della salita, una birra che ha un gusto unico, anche per un altro motivo. “In tanti a valle ce la chiedono, ma mio marito, essendo impegnato anche in cucina, la produce di notte, per cui non riuscirebbe a produrre quantitativi maggiori per soddisfare tutte le richieste”. Come ogni cosa introvabile, è anche la più desiderabile. “Al momento riusciamo a venderla qui in rifugio, alla spina, organizziamo anche degustazioni orizzontali per chi sale su a piedi o in bici o con gli sci”. Chi si siede ai tavoli di legno per mangiare, può contare anche su un food pairing da vero alpinista contemporaneo. “La IPA, quella più amara, sta benissimo con i maccheroncini saltati in una padella di ghisa con aglio, olio, pomodoro e peperoncino; quella scura, più cioccolatosa, è abbinabile ai formaggi, così come ai dolci; mentre la Weizen sta bene con tutti i tipi di salsicce”. E poi c’è la chiara, la più richiesta, “che si può bere dal mattino a sera, con cosa vuoi, quando vuoi e con chi vuoi”.
