Dall’incontro tra la cucina e la tecnica orientali e le eccellenze enogastronomiche piemontesi nasce la terza apertura, quella milanese, di Fassushi, un’inedita esperienza culinaria di stupore per occhi e palato. È una nuova visione gastronomica, di puro gusto, di stili e culture differenti
Da un capo all’altro del mondo, almeno in cucina. Potrebbe essere questa la sintesi della filosofia di Fassushi, anima piemontese in chiave fusion dentro un cuore d’Oriente, come i proprietari amano definire il locale, il che spiega il termine “parola macedonia” proprio del nome, fusione di Fassona e sushi. L’idea si deve, il terzo ristorante è nato da pochi mesi, a Vittorio Basso ed Emanuela Gaia, che si sono inventati il progetto unendo due passioni, quella della cucina orientale e l’amore per il Piemonte, con la volontà di creare un ponte, matrimonio di stili e gastronomia, tra culture differenti. A loro si è poi unito Augusto Odone, che ha creduto nel pensiero creativo e culinario. È iniziato tutto pochi anni fa, in piena emergenza sanitaria per la pandemia, durante il lockdown, quando la chiusura di bar, ristoranti e servizi di catering ha spinto i fondatori di Fassushi a creare nuove strade e opportunità.

La scoperta delle origini orientali della Fassona piemontese ha acceso in loro la scintilla, un azzardo che ha pagato: utilizzare la tecnica del sushi e della cucina asiatica per le materie prime d’eccellenza sabaude. In sintesi, creare piatti che non c’erano, unione di due mondi apparentemente quasi contrapposti, e invece… Invece l’azzardo ha pagato, in termini di gusto e armonia di sapori così tra loro lontani. Prima però il locale: siamo a Milano, nella zona di Porta Garibaldi, poco lontano da corso Como, uno dei centri della movida della città. Fassushi si presenta con un giusto equilibrio di identità e garbo, nulla è fuori dal coro o eccessivo, e neppure vuole attirare senza mantenere eventuali promesse di abito inutilmente elegante. È in linea con la qualità e originalità della cucina, coerente, ben organizzato e luminoso, raffinato il giusto; anche i ritmi, in cucina come nel servizio, sono quelli corretti e i padroni di casa si presentano come estroversi ed empatici raccontando, se richiesto (ma va fatto…), la storia di ogni piatto con un sorriso senza indulgere in inutili parole e senza volontà di stupire. In una sola frase, da Fassushi si sta bene e il tempo non pesa mai.

La cucina, ora: la filosofia Oriente-Piemonte mette al centro la carne Fassona, allevata in piccoli pascoli, quale protagonista indiscussa, perfetta per essere lavorata cruda. Alcuni piatti? Ravyoza (ravioli al porro, cavolo e Parmigiano), i Bao, gli involtini Fassurakami (pasta filo croccante, ripieno di verdura, ragù di salsiccia di Fassona) e i Roll (Fassona cruda, crema e perlage di Tartufo Nero, formaggio Nocciolo l’uno e, l’altro, con Fassona cruda, cipolla caramellata, sesamo nero e bianco), entrambi preparati con quello che molti ritengono essere il miglior riso da sushi italiano. La più parte delle proposte sono un omaggio ai grandi prodotti della terra: Castelmagno Dop, Bra Piemontese, Robiola di Roccaverano, Gorgonzola del Novarese, i peperoni di Carmagnola trasformati in confettura, il bagnetto verde tradizionale. E poi, la Giardiniera, la Caponata piemontese con zenzero e patate, i Fassoncini declinati in diversi modi, il Sashimi (Fassona cruda, senape, miele, formaggio Castelmagno), il Tataki (Fassona marinata orientale, tartufo nero fresco)… In abbinamento al menù tre salse diverse, ovviamente fatte in casa: miele e senape in grani, agrodolce piccante e fondo bruno e Wasabi. A chiudere, da provare il Baciamisù, con Bacio di Dama, crema tiramisù, topping al caffè e cacao. E non può mancare neppure un menù vegetariano, di alto livello e coerente con la filosofia gastronomica degli opposti, quelli propri di Piemonte e Oriente secondo Fassushi. La sensazione al palato per tutte le proposte, è prova provata, è di eleganza e complicità di sapori così tra loro lontani e grande tecnica: nulla qui è improvvisato. Anche la cantina merita, con una selezione di vini piemontesi completa e, come per la cucina, per nulla improvvisata. In sintesi, il concept è unico sia per l’idea stessa sia per il risultato in tavola: piatti di puro stupore, qualità e armonia attentamente pensati e difficilmente replicabili, sempre in un dialogo autentico tra estetica e tecnica orientale con materie prime di una parte ben precisa del nostro Paese.
