Dal milk washing con kefir al bianco vulcanico di costa, Re Santi e Leoni firma una piccola mappa liquida della bella stagione, tra cocktail, birra, fermentati, juice e territorio campano.
A Nola, a poco più di venti chilometri da Napoli, Re Santi e Leoni interpreta l’estate attraverso cinque drink pensati per rinfrescare il palato e accompagnare il percorso gastronomico firmato dallo chef Francesco Nunziata. A selezionarli e, in alcuni casi, a crearli ad hoc è Salvatore Matarazzo, sommelier e restaurant manager del ristorante campano, che costruisce una proposta liquida capace di muoversi tra vino, birra, cocktail, fermentati e juice.

Il punto di partenza è un cocktail realizzato con la tecnica del milk washing, qui reinterpretata con kefir, arancia tardiva di Trebisacce, tequila e agave. Il risultato è un sorso limpido, setoso, giocato sull’equilibrio tra acidità agrumata, morbidezza e pulizia finale. Una lettura contemporanea e dissetante, pensata per sorprendere senza perdere immediatezza.


La birra scelta è invece una Gose, stile di origine tedesca oggi tornato al centro della scena per la sua naturale vocazione estiva: frumento, acidità viva, bassa gradazione e una nota salina che ne amplifica la freschezza. Una bevuta diretta, agile, costruita più sul piacere che sulla meditazione.
Sul fronte dei fermentati, Matarazzo firma una proposta a base di kvass, pellecchiella del Vesuvio e aghi di pino mediterraneo. Una bevanda low alcol che guarda al territorio con sensibilità creativa, unendo suggestioni slave e profumi campani in un profilo agrumato, rustico e leggermente resinoso.


Anche il juice parla la lingua dell’estate: susina viola, vaniglia bourbon e nocciola di Visciano IGP per un succo homemade senza zuccheri aggiunti, dalla struttura quasi da dessert ma dalla leggerezza fresca e vegetale. Chiude la selezione un vino bianco di costa, da uve coltivate su suoli minerali e salmastri e sottoposte a una lieve macerazione: iodio, agrume, pietra bagnata e una delicata trama tannica.
Cinque strade diverse, dunque, per raccontare la stagione più calda attraverso gusto, tecnica e identità territoriale. In un ristorante inaugurato nel 2020 e diventato in breve tempo uno dei luoghi simbolo del nuovo rinascimento gastronomico campano, anche il bere diventa parte integrante dell’esperienza.
