Patrick Pistolesi: dal suo laboratorio creativo ai nuovi progetti nel cuore della Capitale: il bartender che ha portato Roma tra le capitali mondiali della mixology continua a reinventare l’arte del cocktail.

C’è un’eleganza metropolitana che attraversa il quartiere Prati e sembra convergere, in una visione prospettica come in un quadro di Brunelleschi, verso il bancone di Drink Kong. Al centro della scena un universo fatto di neon, un lungo bancone nero, un’estetica in stile Blade Runner e istinto post-punk. Il protagonista di questo remake in chiave capitolina del capolavoro di Ridley Scott è Patrick Pistolesi. Ottavo re di Roma nell’impero della mixology, irlandese per parte di madre, solidamente installato con il suo locale nella classifica dei World’s 50 Best Bars, ha coltivato una passione sconfinata per la cultura e l’arte della miscelazione giapponese. Al Drink Kong non si limita a miscelare distillati, liquori, cordiali e amari. Ha trasformato il bar in un palcoscenico dove, a ogni servizio, va in scena lo spettacolo, genuino e vero, della mixology contemporanea.

Quarantotto anni, di cui 28 dedicati al bar. Fisico da rugbista e idee molto chiare lo hanno reso un personaggio capace di andare oltre il mondo dei cocktail bar e diventare riferimento, osservatore privilegiato di trend, tendenze e nuovi paradigmi dei consumi e dei consumatori.

Perché nel suo mestiere o, se volete, nel suo passionale modo di vivere la professionalità, non bastano il rigore tecnico, la naturalezza di un veterano e l'entusiasmo di un esordiente. Serve la rara capacità di leggere nell'anima di chi si ha di fronte per rendere l'ospitalità una missione in cui il barman è confessore, intrattenitore e padrone di casa impeccabile. E Roma, oggi considerata una delle capitali mondiali del bere miscelato, avrà presto un nuovo Drink Kong.

A metà marzo aprirò il mio secondo locale in una zona molto più centrale a Campo Marzio. Saremo all’interno di un grande hotel – il JK Place a due passi da Piazza di Spagna e dal Pantheon – ma con un ingresso indipendente. Io adoro gli hotel e la tendenza che vede molti cocktail bar nei loro spazi diventare protagonisti della scena in città. Lo faremo anche noi, con il nostro stile e il nostro metro. Abbiamo pensato a un locale in un contesto di super lusso che non sia respingente e sappia sdoganare il concetto di hotel bar in un’evoluzione di Drink Kong. Proporremo i grandi classici della mixology, come si deve fare in un contesto dove ci aspettiamo una clientela internazionale. Vogliamo raccontare la Roma senza tempo attraverso i nostri Martini, Manhattan e drink più rappresentativi. Veniamo da un’esperienza di bar indipendente e questi tratti saranno mantenuti attraverso lo stile nella preparazione e nel servizio che abbiamo costruito in un lungo percorso. Ci piace portarlo e riproporlo anche al centro della Capitale che vorremmo diventasse un luogo aperto anche ai giovani”.

Quali sono i trend delle miscelazione a Roma?

C’è una attenzione verso i drink che hanno fatto la storia dei cocktail bar, una voglia di bere quello che si conosce. Al Kong siamo stati e siamo un drink lab, un locale innovativo e disponibile alla sperimentazione. Un concetto che ora si sta stabilizzando e restringendo alla sua essenza per restare focalizzati su proposte facilmente interpretabili come già succede in molti locali. E in città ce ne sono di nuovi – mi vengono in mente Smile alla Garbatella, un listening bar dove si fa ricerca o Nucleo, al quartiere Ostiense, progetto di Livio Morena e Davide Diaferia, lui per tanti anni al Kong – dove senza troppi fronzoli si parla un linguaggio che piace ai giovani e li avvicina al nostro mondo. Leggo anche un interesse verso i vini naturali con le loro fermentazioni. Dopo la Gin Revolution la conoscenza di questo distillato è cresciuta e lo si sceglie con più consapevolezza. Gli HighBall funzionano bene così come tutti i drink con un contenuto di alcol più moderato”.

Quello che non cambia e non deve cambiare è la ricerca della qualità.

Per me non è mai stato un optional, è un pilastro. Qualità senza compromessi nei drink, nel servizio, nel cibo in accompagnamento ai cocktail, nell’atmosfera, nella comunicazione. Il nostro successo sta tutto qui: nell’essere fruibili e accoglienti e nell’assecondare, con attenzione quasi maniacale per i dettagli, le richieste di una clientela che ci chiede momenti di piacere e di relax. Per questo abbiamo proposto una drink list che si chiama Nothing is everthing (nulla è tutto), senza fronzoli per andare all’essenza del gusto. E abbiamo aperto Night Kong, all’interno del nostro DK nel rione Monti. Un secret bar onirico con musica dal vivo e bancone dedicato, dove organizziamo incontri con gli chef per dei food&cocktail pairing. Ci sentiamo affini al mondo dell’alta cucina e alle sue tecniche. Poi ospitiamo periodicamente barman giapponesi per portare i nostri ospiti in un mondo con cui abbiamo un’affinità elettiva, fatto di tecnica e precisione e del quale vogliamo presentare sensibilità, stile ed eleganza”.

Mentre le luci al neon di Drink Kong proiettano ombre lunghe sul bancone e il fruscio della Capitale diventa ovattato all'interno del locale, Patrick, sornione, ci lancia un cenno d’intesa e un sorriso. Un nuovo invito a fermarsi per godersi e riscoprire la magia della vera ospitalità davanti a un grande cocktail.